Iliad ha previsto un’offerta residenziale a medio termine “nei prossimi anni”, come ha sottolineato l’amministratore delegato Benedetto Levi durante una conferenza stampa a Milano. Mentre per quanto riguarda la 5G – considerato l’investimento di 1,2 miliardi di euro per le licenze d’uso legate alle frequenze – i tempi sono maturi. “Stiamo andando avanti e acceleriamo sullo sviluppo della rete. Abbiamo raggiunto e superato gli obiettivi; al 31 dicembre 2019 erano 3.500 i siti 5G-ready sull’intero territorio italiano”, ha confermato Levi. Sebbene la concorrenza si sia già mossa con offerte 5G e marketing aggressivo, Iliad vuole puntare sulla concretezza. Secondo l’ad bisognerebbe attendere almeno la diffusione dei primi terminali compatibili, quindi il lancio dei servizi di nuova generazione, grazie alla partnership con Nokia, “è previsto per il 2020 ma non nella prima parte dell’anno”.

“Abbiamo sentito che non saremmo mai partiti, che avremmo raggiunto solo 100mila clienti in un anno e che saremmo morti poco dopo”, ha ironizzato Levi: “Adesso anche che abbiamo distrutto il mercato e messo a rischio l’occupazione”. I dati sembrerebbero dire il contrario.

Effetto concorrenza
L’incontro nella sede di Iliad ha consentito di fare il punto sull’evoluzione del mercato delle telecomunicazioni in Italia e l’impatto che ha avuto il nuovo operatore mobile. Grazie al rapporto dell’Istituto per la competitività (I-Com) I benefici della concorrenza (gennaio 2020), illustrato dallo stesso presidente del think tank Stefano Da Empoli, sono emerse diverse conseguenze positive per il settore. Prima di tutto lo sbarco di Iliad, a seguito della fusione Wind-Tre e il conseguente obbligo antitrust di cedere una parte delle frequenze e delle infrastrutture, ha ridotto il rischio di un livello di concentrazione di mercato sfavorevole per la concorrenza. Da Empoli ha confermato che l’indice di concentrazione (Hhi) che a giugno 2018 era a quota 2.800, con l’avvento di Iliad è sceso a quota 2.557 nel settembre 2019.

“Ciononostante, il mercato della telefonia italiano rimane tra i più concentrati a livello europeo, meno solo di quello tedesco (3.336)”, si legge nel rapporto: “Questo in effetti, vede la presenza di tre principali operatori (Tim, Vodafone e Wind Tre) con quote elevate e abbastanza simili e che, in termini di ricavi, detengono complessivamente circa il 95% del mercato mobile. Iliad, in solo poco più di 1 anno di attività, è diventato il quarto operatore anche in termini di quota di mercato di sim, pari al 6,4% (secondo i dati Agcom pubblicati a gennaio 2020)”.

Il crollo dei prezzi dei giga
Iliad è stato uno dei primi operatori a confezionare un’offerta con un volume di traffico dati a un prezzo concorrenziale. Questo ha stimolato gli avversari a fare lo stesso e ha anche alimentato la domanda di connettività. Oggi l’offerta media per il consumo dati è di 50 giga ed economicamente più vantaggiosa rispetto al passato: nel febbraio 2018 la media era di 7,2 giga al mese a 2,80 a euro a giga. Oggi il prezzo è sceso a 29 centesimi al giga. Senza contare che il traffico dati nell’ultimo anno è cresciuto del 61%. L’appetito di giga vien mangiando.

L’iniziale aggressività tariffaria di Iliad è stata fortemente criticata dalla concorrenza, quasi a voler dimostrare che la marginalità sarebbe diventata insostenibile. “Abbiamo controllato i bilanci dei nostri competitor, e abbiamo valutato gli ebitda adjusted di Tim, Vodafone e Wind Tre”, ha sottolineato Levi: “Per le tre aziende parliamo di una media del 39%. Guardando lo stesso indicatore per le società di telecomunicazioni tedesche scopriamo che arriva al 34%, mentre in Spagna si attesta al 32% e nel Regno Unito non supera il 29%”. Insomma, si tratta di mercati dove sebbene Iliad non sia presente i margini sono ampiamente più bassi. Anche se in verità, come hanno osservato gli addetti ai lavori, per gli operatori italiani si parla di percentuali che aggregano sia mobile che residenziale.

Un falso mito
Vi è poi un mito da sfatare: i 4,5 milioni di clienti raggiunti non scelgono più Iliad solo per il prezzo – il mercato ha reagito con tariffe ancora più concorrenziali se si considerano le winback – ma soprattutto perché sono state mantenute le promesse sulle tariffe congelate e sull’affidabilità (sebbene qualche inciampo). La mancanza di un vincolo contrattuale è come un rinnovo di fiducia costante. E se inizialmente la fascia di clienti più interessata era quella dei più giovani e smanettoni, oggi è assolutamente trasversale. Pare stia funzionando il passaparola tra generazioni diverse, anche se per le attivazioni bisogna affidarsi alla moneta elettronica. Levi ha accennato al fatto di aver registrato un boom di richieste tramite PostePay. “Forse dovremmo fare un accordo con Poste”, ha ironizzato.

I-Com ha rilevato che il nuovo operatore vanta un basso numero di istanze di conciliazione: solo 0,3 ogni 1000 contro una media degli altri operatori di 1,5. Per altro quelle di Iliad riguardano per lo più criticità legate alle consegne delle sim a casa oppure addebiti non andati a buon fine, quindi nessun problema di tariffe, abusi o violazioni contrattuali.

Gli investimenti e l’occupazione
“Nonostante l’estrema onerosità della gara 5G italiana, che ha comportato per gli operatori i costi più elevati finora raggiunti in Europa, Iliad si è aggiudicata diversi lotti per un esborso complessivo consistente (1,2 miliardi di euro), con un’enorme incidenza economica sul proprio giro d’affari (addirittura pari al 139% nel solo 2018)”, prosegue il documento. C’è tuttavia da dire che, in quanto ultima entrata sul mercato, Iliad ha avuto un lotto riservato nella banda dei 700 Mhz, pagato 676,4 milioni di euro e dovrà versare la rata principale per la gara nel 2022.

Infine vi è l’apporto all’economia nazionale, che Iliad stima in aumento di 8,5 miliardi di euro. Nello specifico si parla di 3,4 miliardi di euro di investimenti e più di 5 miliardi dovuti all’aumento dei consumi di servizi e l’attività economica complessiva. L’occupazione entro il 2022 dovrebbe arrivare a 34mila unità – oggi Iliad si affida a un team di 500 specialisti – considerati addetti alle vendite, operatori di call center (tutti in Italia), tecnici, indotto. Confermato poi l’obiettivo di conquistare una quota di mercato inferiore al 10% per raggiungere il punto di pareggio. Difficile prevedere in quanti anni, considerato che attualmente Iliad detiene il 5,6%.

Il tema della vigilanza
La vigilanza dell’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom), dell’Antitrust e anche delle istituzioni analoghe europee rappresenta un tema sensibile per ogni nuovo entrante nel mercato, soprattutto se si ha a che fare con un settore di natura oligopolistica, con ridotte risorse di base (frequenze) e bisognoso di investimenti per l’innovazione. Iliad in tal senso ha deciso di allertare i garanti sull’accordo tra Inwit (Tim) e Vodafone e domandare l’accesso agli atti legati appunto al network sharing mobile. “Un accordo questo tipo potrebbe mettere a rischio la concorrenza, ma siamo pronti a difenderci”, ha sottolineato l’ad. L’altro riflettore è puntato sull’accordo Fastweb-Wind Tre che riguarda la prospettiva di una rete 5G comune – oltre che roaming 4G e un patto di ferro su ftth e fttc. Sulla carta entrambe le compagini hanno lasciato la porta aperta per il coinvolgimento di altri operatori, ma l’ad Levi ha lasciato intendere che la strada per un potenziale accordo è in realtà piuttosto in salita.

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