Secondo un sondaggio realizzato dall’agenzia inglese, su 2.200 ragazzini il 42% prova disagio se non sente il telefono squillare. Il primo cellulare, in media, a 11 anni, ma anche a sette si naviga più di tre ore al giorno.
Tre ore e 20 al giorno. No, non è il tempo medio trascorso dai bambini sui libri, ma sui telefoni. A rivelarlo è l’agenzia inglese Childwise in un report allarmante, stando al quale la maggior parte dei giovanissimi tra i 7 e i 16 anni riceverebbe il primo telefono a sette e lo userebbe poco meno di quattro ore al giorno.

Il report – Le prime avvisaglie di quella che, assai facilmente, degenera in dipendenza, si manifestano già in età infantile e perdurano in quella adolescenziale: «I cellulari possono dominare la vita dei bambini», avverte il ricercatore Simon Leggett nel report. Quando il telefono è sempre a portata di mano, come «una tecnologia privata e personale», il genitore fa fatica a monitorare l’uso che ne fa il figlio, spiega l’esperto. Che può concluderlo alla luce di un sondaggio svolto nel Regno Unito tra i bambini dai cinque ai 16 anni. Su 2.200 intervistati, il 57% «ha sempre il telefono accanto al letto» e il 44% «si sente a disagio se questo non vibra o squilla». Il 42% dei giovanissimi, poi, afferma di tenere il telefono sempre acceso e di non spegnerlo mai.

Un bambino gioca con il suo smartphone

Gli smartphone – E mentre sale il numero di ore che i ragazzi spendono al cellulare, si abbassa l’età media del primo acquisto, anche se al primo posto, tra i beginners, ci sono gli undicenni. Cosa vogliono i piccoli mobile addicted? Lo smartphone, naturalmente. Oltre il 70% dei bambini possiede un telefono connesso a internet, svela Childwise. Che chattino o si scambino link a canzoni e giochi online, i cellulari sono il loro principale mezzo di comunicazione, ma anche, sembra, di conoscenza del mondo.

Le app più diffuse – Il sondaggio elenca i servizi online scaricati con più frequenza: sul podio YouTube, che risulta il sito web preferito da bimbi e adolescenti, con il 61% che lo usa tutti i giorni, principalmente dal telefono. Sarà che la piattaforma è nata insieme a loro, 15 anni fa, ma funge ormai da mini-cinema, radio ed enciclopedia: i suoi giovani utenti vi cercano video divertenti, tutorial e canzoni da ascoltare in loop. Secondo e terzo posto se li giocano Snapchat, Instagram e il cinese Tik Tok, che invece di proporre video, ti permette di realizzarli. Immancabile anche WhatsApp, mentre Facebook non compare nemmeno tra i dieci social più amati dai ragazzi.

Le serie TV – «Questa è una generazione decisamente online – spiega Leggett – solo un ragazzo su cinque dice di guardare programmi perlopiù alla televisione». Molto spesso su Netflix: secondo Childwise sarebbe il servizio più popolare dopo YouTube, con la serie di fantascienza Stranger Things al primo posto tra quelle seguite dagli adolescenti. Seguono la popolarissima Friends, Riverdale, basata proprio su un teen drama, e Brooklyn Nine-Nine.

I genitori – E i genitori, in tutto questo? Childwise denuncia la loro difficoltà a controllare l’attività online dei figli, dal momento che la combinazione di cellulare e internet tende a isolarli e a risucchiarli completamente. «È una tecnologia così privata – afferma Leggett – che la maggior parte dei giovani tiene il telefono attaccato al petto. E capire cosa guardano, a quel punto, diventa difficile».