Un progetto alternativo all’Icann prevede l’uso della tecnologia alla base del bitcoin per registrare i domini internet. Ecco come funziona:
Se vi siete mai chiesti chi tiene ordine nel caotico mondo dei domini web, la risposta è facile: se ne occupa l’Internet corporation for assigned names and numbers (Icann), un’associazione no-profit con sedi a Marina del Rey (Stati Uniti) e a Bruxelles. È l’Icann che assegna gli indirizzi Ip ai nostri siti web e gestisce il sistema dei nomi a dominio di primo livello, che identificano uno specifico territorio, come per esempio “.it” per l’Italia. L’Icann ha inoltre la responsabilità di coordinare la gestione di alcuni aspetti tecnici del Dns, cioè il sistema che traduce il nome a dominio digitato in un indirizzo Ip, facilitandone l’uso.
Rischio censura
Fin qui nulla di nuovo, se non fosse che da qualche tempo i sostenitori della libertà della rete da tempo vanno dicendo che basarsi su un’unica organizzazione per fare tutto ciò rende internet più vulnerabile alla censura e alla pirateria informatica. È noto che alcuni governi utilizzano il Dns per bloccare l’accesso a determinati siti. Da qui l’idea di affidare le funzioni dell’Icann a un sistema meno centralizzato. E cosa c’è di meglio di una blockchain per accogliere tale istanza? The Handshake Network è un ambizioso progetto basato su una blockchain pubblica e pensato proprio per reinventare il modo in cui vengono assegnati i nomi di dominio Internet. “I domini di Handshake Network sono resistenti alla censura, alle crisi e alle manomissioni perché sono archiviati su una blockchain proof-of-work”, si legge sul sito.

La rete, sulla carta, ricorda quella dei bitcoin: i computer che partecipano competono tra loro per aggiungere nuove transazioni alla blockchain e guadagnare criptovaluta. In questo modo l’Handshake Network può tenere traccia dei nomi di dominio registrati, senza rischi, visto che – lo ricordiamo – la blockchain è un database distribuito tra più utenti, in modo che nessuno possa alterarlo senza il permesso degli altri. Ad oggi già 100mila tra i domini più popolari di internet sono disponibili nella blockchain dell’Handshake Network. E se un nome ancora non c’è, il software reindirizza la richiesta ai normali server Dns dell’Icann.

Usare la blockchain
Il progetto è ancora in fase embrionale, ma promettente: la gestione dei domini web potrebbe essere infatti uno degli usi più interessanti della tecnologia blockchain al di fuori delle transazioni delle criptovalute. Chi lo volesse già oggi può partecipare all’iniziativa, installando ed eseguendo il software della blockchain di Handshake, in una versione “leggera” che può essere incorporata nel browser. Per registrare un dominio con questo sistema, invece bisogna partecipare a un’asta online utilizzando una criptovaluta ad hoc, l’Hns, il cui valore al momento di quest’articolo è 44 centesimi di euro.

Basterà questo a decretare la fine del dominio dell’Icann e la democratizzazione del sistema del Dns? È presto per dirlo. Per funzionare, Handshake avrà bisogno di una vasta comunità di miner disposti a eseguire il software alla ricerca di nuove criptovalute, invogliare gli sviluppatori a costruire applicazioni sulla rete e convincere gli utenti a lasciare il Dns tradizionale.

E poi c’è da capire meglio il sistema delle aste: il metodo Handshake prevede che dopo che qualcuno fa una sua offerta per l’acquisto di un dominio, questa è aperta a rilanci di chiunque per una settimana. Dopo tale periodo di tempo, tutte le offerte pervenute vengono a galla e il vincitore paga il prezzo del secondo miglior offerente, ricevendo la proprietà del nome. Oggi invece, il sistema via Icann prevede che se un nome è libero, chi prima arriva lo prende e paga quanto pattuito con il provider che glielo ha venduto senza troppo attendere.