Cosa dobbiamo aspettarci dalle tecnologia nel 2021

AGI – Telemedicina, cloud, sport femminile e informazione sul 5G: sono i trend in crescita nel 2021 secondo la ventesima edizione del report Deloitte “TMT Predictions”. Lo studio analizza le tendenze di tecnologia, media e telecomunicazioni che potrebbero influenzare consumatori e aziende nei prossimi mesi.

Uno dei trend innescati da Covid-19 a livello globale è stato il ricorso alla telemedicina, tra cui le visite mediche effettuate tramite video. Oltre ad aver reso necessario l’abbattimento di alcune barriere normative, i pazienti sono stati spinti a comprendere e utilizzare le app di videochiamata, soprattutto gli ultrasessantenni. Lo studio prevede che la percentuale di medici e pazienti disposti ad adottare soluzioni virtuali salirà al 5% a livello globale nel 2021, rispetto all’1% stimato nel 2019.

Lockdown e lavoro da remoto hanno accelerato la crescita del mercato cloud, che nel 2020 ha registrato tassi più elevati rispetto al 2019. Tra il 2021 e il 2025, si prevede che l’aumento dei ricavi rimarrà superiore al 30%. Il mercato esce quindi rafforzato dalla pandemia. “È ormai sotto gli occhi di tutti che la pandemia ha portato con sé un’accelerazione tecnologica senza precedenti, soprattutto in Italia”, afferma Andrea Laurenza, TMT Industry Leader, Deloitte Central Mediterranean.

Gli eventi sportivi, tra annullamenti, spostamenti e assenza di pubblico, sono stati condizionati nel 2020. Tuttavia, spiega il rapporto, sono rimaste intatte le prospettive di crescita. Soprattutto in due direzioni: la maggiore capitalizzazione degli sport femminili e l’utilizzo delle tecnologie digitali per allenarsi. Nei prossimi anni, prevede Deloitte, il mercato degli sport femminili supererà il miliardo di dollari, grazie a una crescente capacità di attrarre il pubblico televisivo e gl sponsor.

Le bufale sui danni del 5G sono dure a morire. Soprattutto in Italia, che tra i Paesi analizzati è penultimo per conoscenze sulle nuove tecnologie di rete. Sarebbe quindi necessario “un tempestivo e adeguato piano di informazione che educhi i consumatori affinché vengano opportunamente arginate le paure” associate al 5G.

“Anche se persistono alcune resistenze come nel caso del 5G – spiega Laurenza – il nostro Paese sta vivendo un incremento dell’alfabetizzazione digitale sia a livello di consumatori sia di aziende, ed è fondamentale capitalizzare questi cambiamenti per ottimizzare il rilancio socio-economico post Covid”.

Twitter testa messaggi che “umanizzano” utenti

Per favorire una conversazione sana sulla piattaforma, Twitter sta sperimentando messaggi di “umanizzazione”, da mostrare agli utenti per evidenziare le cose che hanno in comune con le persone con cui stanno interagendo. A darne notizia è il sito web Mashable, secondo cui la novità, chiamata “humanization prompts”, sarà testata sul 10% degli utenti Android di lingua inglese.

Nel dettaglio Twitter mostrerà, all’utente che sta replicando a un tweet, cosa egli ha in comune con la persona che ha scritto quel tweet, ad esempio gli argomenti che entrambi seguono.

“Nella foga del momento, le persone possono dimenticare che dietro un account Twitter c’è un altro essere umano”, ha dichiarato a Mashable Christine Su, senior product manager di Twitter.

“Mostrando ciò che abbiamo in comune, speriamo di ricordare alla gente ciò che ci collega come punto di partenza”.

Per Twitter non si tratta dell’unico esperimento in corso. La società ha iniziato a testare anche Spaces, “un piccolo esperimento che si concentra sull’intimità della voce umana”. Si tratta di chat room vocali, simili a Clubhouse, e pensate per dare voce principalmente alle donne e ai membri di gruppi marginalizzati o presi di mira durante le normali conversazioni su Twitter

Ecommerce, la crescita inesorabile tra pagamenti più sicuri

Gli acquisti online hanno sfondato la diffidenza italiana, complice la comodità di ricevere tutto ciò che si vuole direttamente a casa, i pagamenti sempre più sicuri e la pandemia che abbiamo vissuto
Cinque fa mi è stata chiesta una previsione sul futuro dei negozi in Italia. I giornalisti sono abituati a sentirsi chiedere cose che non sanno. Non mi sono scomposto, perciò, e ho risposto: «Ce ne saranno di meno». La cosa mi dispiaceva, confesso: ma, a domanda, si risponde.
Oggi la stessa persona – che è del mestiere, guida un marchio della grande distribuzione e conosce il commercio al dettaglio – sostiene che quella mia previsione l’ha folgorato, e non ha smesso di pensarci. Io non ci credo (ma i giornalisti amano essere lusingati!). La mia era solo una considerazione, neppure difficile. Per due motivi, sostanzialmente.

Un destino segnato
Primo motivo. Era evidente che, prima o poi, gli acquisti online avrebbero sfondato il muro della diffidenza italiana – sempre robusto – e guadato la palude delle consegne a domicilio (una questione logistica). Spesso, in Italia, confondiamo le difficoltà dell’avvento di una tecnologia col fallimento della tecnologia medesima. Quanti commenti ho scritto per il Corriere sulla fatica della posta elettronica (negli anni 90); quante lamentele per la scarsa diffusione del wi-fi (nei primi anni Duemila). In quei casi, avevo visto giusto; altre volte mi sono sbagliato. Sull’importanza delle immagini nella comunicazione individuale, ad esempio. Toglietemi le foto da Whatsapp e cadrò nello sconforto.
Secondo motivo. La società occidentale – della quale facciamo parte, anche se ogni tanto lo dimentichiamo – si impigrisce in modo progressivo e rapido. Andiamo sempre meno verso le cose, pretendiamo che le cose arrivino a noi: cinema (Netflix, Apple TV), musica (Spotify, YouTube), racconti (Audible, Storytel), libri (Amazon), calcio (Sky Sport), cibo (Glovo, Deliveroo), vino (Vivino), auto (Car2Go), informazione (dal Corriere a Twitter), amicizie (Facebook, Instagram e compagnia). Era chiaro che sarebbe accaduto con gli acquisti, appena i sistemi di pagamento e le consegne fossero diventati rapidi, sicuri ed efficienti. A quel punto,si innesca un meccanismo implacabile: i negozi fisici perdono clienti e fatturato, e diminuiscono; la ricerca di un prodotto in un luogo fisico diventa faticosa; la spinta verso l’ecommerce aumenta.

Il nuovo mercato del mondo
A questi due motivi se n’è aggiunto un terzo: gli obblighi di distanziamento imposti dalla pandemia. Non è un motivo contingente, purtroppo: tutto lascia credere che, con i virus, dovremo fare i conti a lungo. Arriverà presto un vaccino per Covid19; ma sbucheranno nuove minacce. In queste condizioni, l’ecommerce – nome impolverato, ormai – avrà nuove opportunità. Anche l’espressione “commercio elettronico” appare ormai riduttiva. Il web funziona come vetrina e catalogo (per mostrare prodotti e servizi) e come cassa (per effettuare e ricevere pagamenti). La consegna non è cambiata, se non per i tempi: le ciabatte di Amazon, da questo punto vista, equivalgono alla ciabatte del Postal Market.
Proprio Amazon è l’indiscusso campione in questa nuova corsa. Dimenticate gli aneddoti (ormai si può comprare una casa! E un dinosauro a grandezza naturale!). Amazon è il più grande mercato online del mondo, ha 840mila dipendenti, e nel 2019 ha realizzato 285 miliardi di dollari di fatturato; nel 2020 saranno molti di più (fargli pagare le tasse? Non sarebbe una cattiva idea).

FONTE