Ecommerce, la crescita inesorabile tra pagamenti piĂą sicuri

Gli acquisti online hanno sfondato la diffidenza italiana, complice la comodità di ricevere tutto ciò che si vuole direttamente a casa, i pagamenti sempre più sicuri e la pandemia che abbiamo vissuto
Cinque fa mi è stata chiesta una previsione sul futuro dei negozi in Italia. I giornalisti sono abituati a sentirsi chiedere cose che non sanno. Non mi sono scomposto, perciò, e ho risposto: «Ce ne saranno di meno». La cosa mi dispiaceva, confesso: ma, a domanda, si risponde.
Oggi la stessa persona – che è del mestiere, guida un marchio della grande distribuzione e conosce il commercio al dettaglio – sostiene che quella mia previsione l’ha folgorato, e non ha smesso di pensarci. Io non ci credo (ma i giornalisti amano essere lusingati!). La mia era solo una considerazione, neppure difficile. Per due motivi, sostanzialmente.

Un destino segnato
Primo motivo. Era evidente che, prima o poi, gli acquisti online avrebbero sfondato il muro della diffidenza italiana – sempre robusto – e guadato la palude delle consegne a domicilio (una questione logistica). Spesso, in Italia, confondiamo le difficoltĂ  dell’avvento di una tecnologia col fallimento della tecnologia medesima. Quanti commenti ho scritto per il Corriere sulla fatica della posta elettronica (negli anni 90); quante lamentele per la scarsa diffusione del wi-fi (nei primi anni Duemila). In quei casi, avevo visto giusto; altre volte mi sono sbagliato. Sull’importanza delle immagini nella comunicazione individuale, ad esempio. Toglietemi le foto da Whatsapp e cadrò nello sconforto.
Secondo motivo. La societĂ  occidentale – della quale facciamo parte, anche se ogni tanto lo dimentichiamo – si impigrisce in modo progressivo e rapido. Andiamo sempre meno verso le cose, pretendiamo che le cose arrivino a noi: cinema (Netflix, Apple TV), musica (Spotify, YouTube), racconti (Audible, Storytel), libri (Amazon), calcio (Sky Sport), cibo (Glovo, Deliveroo), vino (Vivino), auto (Car2Go), informazione (dal Corriere a Twitter), amicizie (Facebook, Instagram e compagnia). Era chiaro che sarebbe accaduto con gli acquisti, appena i sistemi di pagamento e le consegne fossero diventati rapidi, sicuri ed efficienti. A quel punto,si innesca un meccanismo implacabile: i negozi fisici perdono clienti e fatturato, e diminuiscono; la ricerca di un prodotto in un luogo fisico diventa faticosa; la spinta verso l’ecommerce aumenta.

Il nuovo mercato del mondo
A questi due motivi se n’è aggiunto un terzo: gli obblighi di distanziamento imposti dalla pandemia. Non è un motivo contingente, purtroppo: tutto lascia credere che, con i virus, dovremo fare i conti a lungo. ArriverĂ  presto un vaccino per Covid19; ma sbucheranno nuove minacce. In queste condizioni, l’ecommerce – nome impolverato, ormai – avrĂ  nuove opportunitĂ . Anche l’espressione “commercio elettronico” appare ormai riduttiva. Il web funziona come vetrina e catalogo (per mostrare prodotti e servizi) e come cassa (per effettuare e ricevere pagamenti). La consegna non è cambiata, se non per i tempi: le ciabatte di Amazon, da questo punto vista, equivalgono alla ciabatte del Postal Market.
Proprio Amazon è l’indiscusso campione in questa nuova corsa. Dimenticate gli aneddoti (ormai si può comprare una casa! E un dinosauro a grandezza naturale!). Amazon è il più grande mercato online del mondo, ha 840mila dipendenti, e nel 2019 ha realizzato 285 miliardi di dollari di fatturato; nel 2020 saranno molti di più (fargli pagare le tasse? Non sarebbe una cattiva idea).

FONTE

E-commerce, in Italia balzo di 10 anni

Secondo le rilevazioni di Netcomm sono 1,3 milioni i nuovi consumatori “nati” durante il lockdown. Il presidente Liscia: “Evoluzione inaspettata dei modelli di consumo degli italiani”. Ma sono ancora molti gli esercenti “offline”. “Acquisire competenze tecnologiche la chiave per accelerare”
n salto evolutivo di 10 anni: questo, in estrema sintesi, l’impatto dell’emergenza sanitaria sul digitale italiano e in particolare sull’e-commerce. Sono i numeri, quelli presentati da Netcomm, a disegnare uno scenario imprevedibile e dai risvolti più che positivi per il nostro Paese.

Da inizio anno sono 2 milioni i nuovi consumatori online in Italia (in tutto 29 milioni), 1,3 milioni dei quali, “nati” a seguito all’impatto dell’emergenza sanitaria del Covid-19. Negli stessi mesi dello scorso anno (da gennaio e maggio 2019), infatti, si registravano 700.000 nuovi consumatori.

“Stiamo assistendo a un’evoluzione inaspettata dei modelli di consumo degli italiani. A cambiare in tempi record sono state soprattutto le modalità di spedizione e di consegna. Il Click&Collect, ovvero la possibilità di ordinare online un prodotto e di ritirarlo in negozio da parte del cliente, ha registrato una crescita del +349% e ci aspettiamo che nei prossimi mesi diventerà un’abitudine sempre più consolidata” commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Un modello che ha preso piede in Italia in questi quasi due mesi di lockdown è il proximity commerce, che permette l’integrazione tra i grandi player del commercio elettronico e i piccoli negozianti, i quali, grazie alla logistica e alle piattaforme di delivery, possono raggiungere i clienti residenti nelle zone limitrofe. Si tratta di un servizio che ha finalmente raggiunto cittadine e piccoli centri abitati. Acquisire le competenze tecnologiche più adeguate è la chiave per accelerare o avviare per la prima volta il percorso verso l’e-commerce, un settore che mai come in questo momento ha dimostrato di essere non più solo un accessorio, ma un servizio fondamentale per le imprese e per i cittadini”.

Stando alle stime la crescita dell’e-commerce quest’anno lieviterà fino al 55% a livello mondiale. E se è vero che diversi settori, come quello del fashion&lifestyle, sono stati colpiti più duramente di altri anche online, il 77% dei merchant online ha dichiarato di aver acquisito nuovi clienti durante la fase di emergenza sanitaria. Ad esempio, secondo i risultati di un’analisi di BrandOn Group le vendite online dei top seller nel settore del Beauty&Cosmetics, a marzo e aprile sono aumentate dell’82% anno su anno.

“Lo scontrino medio unitario delle vendite online di prodotti di bellezza e cosmesi è cresciuto del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Abbiamo registrato anche una crescita del 44% delle vendite con costo unitario superiore a 150 euro e il prezzo medio dei prodotti più costosi è cresciuto del 75%, commenta Ilaria Tiezzi, ceo di BrandOn Group: “I numeri registrati in questo periodo sono certamente da attribuire alla chiusura degli store fisici delle profumerie, tuttavia, l’intero settore del retail dovrà modellarsi ai cambiamenti repentini nelle modalità e nei comportamenti di acquisto dei consumatori, che continueranno a vedere nei canali digitali la soluzione più funzionale e adeguata alle proprie esigenze”.

Tornando ai dati di Netcomm, a registrare l’incremento maggiore degli acquisti online, da fine febbraio a metà aprile, è il pet care (+154%), seguito da cibi freschi e confezionati (+130%), prodotti per la cura della casa (+126%) e della persona (+93). La tendenza a una logica omnicanale rimane però ancora molto bassa, come basso rimane il livello di gestione smart dei negozi tramite app che consentano ai consumatori di localizzare lo store più vicino, pagare, ricevere sconti e programmi fedeltà. Dall’analisi condotta da Netcomm su circa 280 insegne di diversi settori, che rappresentano circa 46.000 punti vendita, risulta infatti che solo il 79% possiede un canale e-commerce attivo e solo il 37% è abilitato al ritiro o al reso in store di prodotti acquistati online.

“In questi giorni di emergenza sono tante le domande che ci poniamo sugli effetti e sulle mutazioni che ci attendono nel mondo del commercio” aggiunge Valentina Pontiggia, Direttore dell’Osservatorio e-commerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano. “Tra le poche certezze c’è a mio avviso la vicinanza, la dipendenza che i canali online e fisico hanno dimostrato con forza in questo momento difficile. Durante il lockdown, il digitale per tanti ha rappresentato l’unica (e preziosa) occasione per mantenere viva una relazione con i propri consumatori. Per altri l’e-commerce è stato motore di crescita esponenziale delle vendite, ma le operations hanno dettato con violenza i ritmi e soprattutto hanno imposto i limiti. Quando avremo lasciato alle spalle questa crisi, l’e-commerce svolgerà un ruolo indispensabile per la ripresa del commercio e dei consumi: come individui cercheremo una nuova normalità, sicuramente più digitale. Una sfida importante per il nostro Retail”.

Determinante, in questa fase, il ruolo di Amazon: “La fiducia nell’e-commerce come canale d’acquisto è in crescita e il settore ha retto bene all’emergenza, con le filiere di approvvigionamento che hanno potuto mantenere l’operatività – Mariangela Marseglia, VP, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es – Questo è diventato anche un canale di vendita per tutte quelle aziende che avevano già adottato una strategia multicanale e che hanno potuto così proseguire la propria attività raggiungendo i propri clienti. Credo quindi che questo sia il momento per le PMI italiane di cogliere l’opportunità per digitalizzarsi visto che solo un terzo di loro si sono affacciate al digitale e solo una su sette (di quelle con più di 10 dipendenti) ha un fatturato significativo online. Questa crisi, inoltre, ha cambiato fortemente i consumi e i canali di vendita e sta sollecitando i venditori italiani a recuperare il gap digitale con i concorrenti stranieri per sfruttare al meglio le opportunità di fare business sia in Italia che all’estero”.

Coronavirus, app Immuni: cosa sappiamo del sistema di contact tracing

L’app Immuni, individuata dal governo come soluzione per il tracciamento dei contagiati dal Covid-19, sarebbe dovuta essere una delle grandi novità della fase 2. Ma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non l’ha menzionata nella conferenza serale del 26 aprile, durante la quale ha annunciato il nuovo Dpcm per la fase 2 dell’emergenza coronavirus. Eppure, appena la settimana scorsa, il presidente del Consiglio ne annunciava il futuro utilizzo nelle informative tenute al Senato e alla Camera dei Deputati. Progetto accantonato? Assolutamente no.

La situazione – L’ordinanza firmata lo scorso 16 aprile dal commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, con cui il governo ufficializzava la scelta dell’applicazione per il contact tracing, sarà applicata. Ma Immuni, sistema ideato dall’azienda milanese Bending Spoons, in collaborazione con il centro medico Santagostino, suscita ancora qualche discussione. Il governo, gli esperti e la task force guidata da Vittorio Colao si stanno probabilmente interrogando sulla questione del rispetto della privacy e dell’obbligatorietà di iscrizione all’app. Nelle sue informative al Parlamento, Conte aveva escluso quest’ultima ipotesi, aggiungendo che non sarebbero previsti nemmeno vincoli o limiti particolari, come un freno agli spostamenti, per chi non la volesse scaricare. Una scelta che però cozza con la necessità che almeno il 60% degli italiani si iscriva alla piattaforma per renderla utile nella mappatura della diffusione del virus.

Giuseppe Conte

Il funzionamento – Per quanto concerne il fattore privacy, sono arrivate rassicurazioni su come funzionerà l’app. Nessuna geolocalizzazione via GPS, ma un sistema decentralizzato, messo a punto da Apple e Google, che utilizzerà la tecnologia bluetooth e in cui ogni telefono conserverà solo i codici degli utenti con cui è entrato in contatto. Come? Tutti gli iscritti riceveranno un codice identificativo, cifrato e anonimo, che sarà individuabile e memorizzato dai cellulari, con bluetooth ovviamente accesso e app scaricata, delle persone con cui ci si troverà a una determinata distanza. Nell’app ci sarà anche uno spazio riservato al proprio quadro clinico, in cui ognuno dovrà dichiarare l’eventuale positività al coronavirus. Nel caso in cui si dovesse riscontrare un soggetto positivo, l’app invierà una segnalazione a tutti i dispositivi entrati in contatto con il codice della persona colpita dal Covid-19. In questa maniera, si potranno prendere le dovute precauzioni, anche prima di eventuali sintomi, mettendosi in isolamento domiciliare, azzerando le uscite e avvertendo il proprio medico curante. Ogni persona saprà il codice del positivo, ma non la sua identità. I dati dovrebbero essere gestiti da un unico cloud italiano, Sogei, Società Generale d’Informatica con sede a Roma, e a disposizione soltanto delle autorità sanitarie. Il lavoro dall’app non dovrà rimanere isolato, ma accompagnato da un efficiente funzionamento della macchina sanitaria: «Se non si fanno i tamponi immediatamente dopo aver individuato gli infetti, la app è inutile», ha dichiarato il Garante della Privacy, Antonello Soro, a corrierecomunicazioni.it.

L’esempio australiano – All’estero, soprattutto nei Paesi asiatici, il contact tracing ha prodotto risultati positivi. L’ultimo esempio viene invece dall’Australia, dove il governo ha lanciato il 26 aprile l’app COVIDsafe, ottenendo già oltre un milione di download. In alcuni sondaggi gli australiani si erano detti convinti della necessità del software, ragion per cui l’esecutivo crede di poter raggiungere senza problemi la percentuale di iscrizioni richiesta affinché il sistema riesca ad essere funzionale. L’applicazione, il cui server è gestito da Amazon, registra i contatti delle persone, sempre attraverso bluetooth, con cui si è in contatto per oltre 15 minuti ed entro una distanza di 1,5 metri. In Italia l’applicazione è attesa invece nelle prime settimane di maggio ed è probabile che il governo chieda anche un voto in Parlamento per la sua approvazione.